È tempo di parlare di anilox

Un nuovo studio promosso da Simec Group in collaborazione con Converting magazine
si propone di analizzare il mercato degli anilox circa utilizzo, gestione e criticità in produzione.

Se c’è una cosa che il mercato della stampa flessografica ci ha insegnato nella prima metà del 2025, è che la transizione verso la sostenibilità non è più un’opzione, ma un imperativo tecnico. Tuttavia, mentre gli occhi di tutti sono puntati sui nuovi materiali “green”, c’è una componente fondamentale, spesso data per scontata, che rischia di diventare il collo di bottiglia se non gestita con la stessa attenzione riservata ai polimeri: il cilindro anilox.

A luglio 2025 Converting magazine ha scattato una fotografia nitida delle abitudini di stampatori e fornitori sui materiali di consumo. I dati emersi sono stati illuminanti e hanno gettato le basi per una nuova indagine, questa volta focalizzata verticalmente sulla gestione operativa del parco anilox in Italia.

Il contesto: cosa ci ha detto l’indagine di luglio

L’analisi condotta a luglio 2025 ha rivelato un settore in forte fermento. Uno dei dati più significativi riguarda i supporti di stampa: ben il 71,4% delle aziende intervistate ha dichiarato di utilizzare regolarmente film monomateriale riciclabile (es. PE-PE, PP-PP). Questo passaggio, fondamentale per l’economia circolare, porta con sé sfide tecniche enormi in termini di bagnabilità e trasferimento dell’inchiostro, rendendo la scelta e la manutenzione dell’anilox più critica che mai. Non solo: nonostante il 42,8% degli stampatori utilizzi ancora prevalentemente inchiostri a base solvente, si nota una spinta verso soluzioni UV LED (28,5%) e base acqua.

Ogni cambio di chimica dell’inchiostro richiede una configurazione specifica del volume e della lineatura dell’anilox. Se i materiali cambiano, l’hardware che ne permette la stampa deve evolversi di conseguenza.

71,4%

Aziende che utilizzano regolarmente
film monomateriale riciclabile

57,1%

Aziende che indicano i costi come principale ostacolo all’adozione di soluzioni sostenibili

Il problema dei costi e la “rigenerazione” nascosta

Un altro punto dolente emerso è quello economico. Alla domanda su quale fosse il principale ostacolo all’adozione di pratiche sostenibili, il 57,1% dei rispondenti ha indicato i “Costi delle soluzioni green”. È qui che il nostro nuovo sondaggio vuole scavare a fondo. Nel questionario di luglio, alla voce “soluzioni sostenibili”, alcuni rispondenti lungimiranti hanno citato spontaneamente il “recupero o rigenerazione materiali (es. sleeve, anilox)” e persino specifiche “anilox racle” tra gli articoli a basso impatto.

Questo ci suggerisce che esiste una “sostenibilità nascosta” nella gestione dell’hardware. Rigenerare un anilox invece di sostituirlo non è solo una questione di risparmio economico, ma di efficienza ecologica. Ma quanto è diffusa questa pratica in Italia? È una strategia standard o un’eccezione? È una delle domande chiave a cui cercheremo di rispondere con la nuova indagine.

 

Automazione vs. gestione manuale

Il mercato flessografico italiano mostra una buona propensione all’automazione: a luglio, il 57% delle aziende ha dichiarato di usare montacliché automatici e il 71% sistemi di controllo qualità in linea. Tuttavia, la gestione dell’anilox rimane spesso un processo “artigianale”. Studi di settore recenti indicano che i cilindri sporchi o intasati sono una delle cause principali di problemi colorimetrici e scarti di avviamento (Fonte: Magnum Inks & Coatings), e che il mercato globale dei rulli anilox è previsto in crescita costante con un CAGR del 5,35% fino al 2032, trainato dalla richiesta di alta qualità (Fonte: Research and Markets).

Se automatizziamo il montaggio e il controllo colore, come stiamo gestendo la pulizia e la manutenzione del cuore della macchina? Usiamo ancora metodi manuali o siamo passati a tecnologie laser e ultrasuoni? C’è un gap tra la tecnologia della macchina da stampa e la manutenzione dei suoi componenti critici?

Il punto di vista di Simec Group

Immagine di Nicolò Della Torre

Nicolò Della Torre

Sales Manager Simec Group

Come interpreti i dati di luglio?

La diffusione di supporti monomateriale e la compresenza di inchiostri solvente, acqua e UV LED delineano uno scenario produttivo molto più complesso rispetto al passato. Le tirature si accorciano, i cambi lavoro aumentano e i cicli di lavaggio diventano continui. In questo contesto non è pensabile ampliare all’infinito il parco anilox: serve invece lavorare in modo più intelligente.

Diventa quindi fondamentale costruire un rapporto tecnico stretto con il proprio fornitore per razionalizzare e standardizzare le incisioni, raggruppandole per famiglie di applicazioni. Parallelamente, l’evoluzione di geometrie e finiture superficiali permette oggi di ottenere range operativi più ampi e trasferimenti più stabili, così da affrontare lavori differenti mantenendo qualità e controllo dei costi. I dati di luglio ci dicono che la sostenibilità non passa solo dai materiali, ma da un uso più efficiente e strategico dell’anilox.

Notate differenze nell’approccio tra aziende italiane ed estere?

Il mercato italiano è riconosciuto per competenza tecnica, flessibilità e velocità decisionale. Più che parlare di differenze, vediamo modelli organizzativi diversi. In Italia il valore nasce spesso dalla relazione diretta: presenza in stabilimento, dialogo continuo tra operatori e fornitore, costruzione di soluzioni su misura.

Questo approccio consulenziale permette di accompagnare molto da vicino l’evoluzione di materiali, inchiostri e richieste dei brand owner. Registrando sul campo criticità e successi, si sviluppano standard condivisi e percorsi di miglioramento concreti, capaci di trasformare l’esperienza quotidiana di stampa in know-how strutturato.

Quali criticità potranno essere attenuate con tecnologie e metodologie più efficaci?

Con produzioni frammentate e frequenti cambi di chimica dell’inchiostro, la priorità diventa garantire continuità di risultato e rapidità di avviamento. Tecnologie di incisione più avanzate, superfici ottimizzate e una progettazione condivisa con il partner tecnico consentono di ridurre la variabilità tra un lavoro e l’altro. Standardizzare dove possibile significa meno tentativi, meno lavaggi ripetuti, meno scarti e maggiore prevedibilità. L’obiettivo non è avere più anilox, ma avere quelli giusti, progettati per coprire più applicazioni e accompagnati da procedure comuni che rendano il processo industriale, replicabile ed economicamente sostenibile.

La nuova indagine: mappare lo stato dell’arte

Alla luce di queste evidenze, Simec Group, in partnership con Converting Magazine, ha lanciato il sondaggio “Stato del mercato anilox in Italia”. Non vogliamo solo sapere “quanti” anilox avete, ma “come” li vivete. L’obiettivo è costruire una mappa dettagliata che copra:

  • La gestione del ciclo di vita: dall’acquisto alla dismissione.
  • Le partnership: il rapporto con i fornitori è puramente transazionale o c’è un supporto tecnico reale?
  • La standardizzazione: in un mondo che va verso il monomateriale, stiamo standardizzando anche i volumi di trasferimento o navighiamo a vista?

I dati di luglio ci hanno detto cosa stampate e con quali difficoltà economiche. Ora, grazie al nuovo sondaggio, saremo in grado di capire se l’industria italiana è attrezzata tecnicamente per vincere queste sfide.

Nel prossimo articolo parleremo diffusamente dei risultati di questa indagine.